29 Gennaio 2009

Telegiornali nostrani, come da previsioni

L’Osservatorio di Pavia ha distribuito un nuovo studio sul rapporto tra media e politica, nel quale ha analizzato i contenuti dei principali telegiornali in tutta Europa. Ne è emerso che mentre in tutta Europa in un telegiornale si parla mediamente di politica per il 16/17% del tempo, in Italia questa percentuale sale oltre il 34%, praticamente il doppio. I più maligni dicono che non serviva uno studio così importante, bastava chiederlo ad un bambino di dieci anni. I più critici osservano che la politica è importante per costruire un’opinione pubblica ed un senso collettivo di Paese.
Io dico la mia.
Il problema non è nel tempo dedicato alla politica, peraltro eccessivo, ma come questo tempo è speso. I nostri telegiornali sono la passerella dei politici che fanno dichiarazioni su qualsiasi cosa, anche quando la notizia non c’è o quando non è così rilevante da “scomodare” un vice-presidente della camera, un capogruppo del Senato o un Ministro della Repubblica.
Le nostre televisioni sono così condizionate dal potere politico che non possono fare a meno di dare visibilità, anche personale, a coloro che possono poi avere anche un minimo di rilievo nella decisione di una carriera, di una trasmissione o di un palinsesto. Su questo pesa non solo il clamoroso conflitto di interessi di Berlusconi, ma anche tutta la storia della RAI dove i canali sono lottizzati e le poltrone di rilievo sono spartite quasi secondo il famoso manuale Cencelli.

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